Somewhere over the rainbow...

22 maggio 2014

La ricorderemo così...

 Due modi diversi di "vedere" una gravidanza.

Iphone di Arianna --> Immagini -->
- Tante, tante, tante (troppe?) foto della mia pancia che da appena impercettibile diventa megagiga;
- Tante, tante, tante foto di body, tutine, pagliaccetti, idee per la cameretta...

Iphone di Luca --> Immagini -->


Giuro che non ho sempre dormito e che il divano non ha (ancora) preso la mia forma :)


09 aprile 2014

We are in this together.

C'è una bambina nella mia pancia.
E poi uscirà e sarà una bambina vera. Cioè, vera. Reale.
Non è più quell'idea di figlia che ho avuto per trent'anni nella mia testa (più che altro nel mio cuore). 
Ora c'è. C'è una bambina nella mia pancia. L'ho vista: il naso, le labbra. L'ultima volta si teneva i piedi con le manine, davanti al faccino. 
Sta lì, nella mia pancia. Ancora per un po'. Si muove, scalcia, singhiozza, si gira.
Prima non c'era e adesso c'è. L'abbiamo fatta noi. Prima non c'era.
C'è una bambina nella mia pancia.
Credo mi toccherà ripetermelo ancora tante tante volte perché continuo a non crederci, continua a non sembrarmi possibile. Che questa cosa possa succedere in generale, che possa succedere a me poi, figuriamoci.
C'è una bambina nella mia pancia.


10 marzo 2014

1+1=3

Io sono quella dei post tristi, arrabbiati e malinconici. Trovo mille modi diversi per farmi del male con le parole, ma non sono capace di raccontare la Felicità, sicuramente non la mia. Prima per prudenza, poi per scaramanzia, ma fondamentalmente per inadeguatezza. Ma, se devo essere sincera, c'è davvero qualcosa di magico nel vivere una cosa così unica e non condividerla quasi con nessuno. Un segreto fatto di sguardi d'intesa, carezze fugaci, attenzioni inosservate che anche adesso, che non posso più usare la scusa "Ho solo esagerato col panettone", rimangono comunque solo nostri. E preziosi. 

08 ottobre 2013

Se per caso avevo ancora quella foto in cui tu sorridevi e non guardavi.


Mi fa male scoprire col tempo le cose che abbiamo in comune.
Me ne accorgo quando ci incontriamo casualmente per strada e come in uno specchio riconosco i miei occhi, la forma della bocca, l'aria seria e incazzata. Me ne accorgo quando mi arrabbio per nulla, quando rispondo male, quando perdo la pazienza, quando voglio avere sempre e comunque ragione.
Mi fa male capire che cerco e trovo sempre un po' di te nelle persone che amo in modo sincero: in Luca, nelle mie amiche più care, negli amori passati. E allora cerco di prendere tutto, di non lasciare briciole, di "bere sempre un sorso in più" per paura di restare senza. Così do tutta me stessa, così ogni piccola delusione diventa un affronto ingestibile, serbo nei confronti di alcuni decennali rancori destinati a te. 
Mi fa male pensare che andrà a finire come già sospetto da tempo: sola, senza aver mai chiarito quello che non hai mai neanche messo in discussione, senza aver mai rivisto la tua lista delle priorità, senza averti mai spiegato come in tutti questi anni io mi sia sentita messa da parte, non considerata, invisibile. Senza che tu ti sia mai sforzato di scoprirmi, di capirmi o anche solo di ascoltarmi.
Mi fa male immaginare come le cose sarebbero potute essere diverse e per fortuna riesco a non fantasticare più. E chi mi dice "Non è troppo tardi" lo fa perché non ti conosce.
Mi fa male riconoscere che nonostante tutto questo non posso fare a meno di aprirti la porta ogni volta, di lasciare che ti approfitti della mia pazienza, dei miei infondati sensi di colpa, di farmi ingannare dalle tue storie come fossi ancora quella bambina di tanti anni fa. Ci sono e ci sarò, lascio e lascerò da parte la delusione, l'amarezza. E lo faccio convincendomi di saper gestire la situazione senza farmi ferire di nuovo, sempre; di essere ormai adulta, grande e forte. Lo faccio e lo farò, pronta a vedermi segnata dall'ennesima cicatrice, colpita dal solito pugno proprio lì, in mezzo allo stomaco. Perché non sono né grande né forte, non per te, non quando si tratta di te.

25 settembre 2013

C'eravamo tanto amati.


Settembre, 
non ho mai nascosto il mio amore per te. Diciamocelo, quasi un'ossessione. Ho scritto più post su di te che su qualunque altro argomento. 
Ho scritto di momenti particolarmente felici con me stessa (qui), piccoli dolori che rimangono dentro (qui), i colori (qui), i ricordi (qui), le delusioni (qui), l'ansia nell'aspettarti (qui), i soliti bilanci (qui).

Ma soprattutto più di tutto, come dico qui, "un amore folle, incodizionato, immotivato", paragonabile solo al piacere che mi dà il crogiolarmi nelle mie malinconie.

Evidentemente questo sentimento non è ricambiato.
Era giunto il momento di viverti, di uscire con la bici, di godermi la temperatura ideale e non lamentarmi del caldo. Era il momento della tanto discussa mezza stagione, del checazzomimetto che non fa né caldo né freddo, degli ultimi aperitivi all'aperto, di quei cieli meravigliosi.
Me la sono goduta, quanto? Una settimana? Prima l'ansia per le chiamate della scuola, poi qualche giorno di pioggia (che a Courmayeur lunedì scorso sembrava quasi nevischio eh)... Finalmente pronti, attenti, via! E invece no.

Nell'ordine: febbre alta, mal di gola, zero voce, raffreddore, tosse e, perché no?, beccati anche una congiuntivite!
Da venerdì sono barricata in casa immersa nelle mie pozioni magiche: suffumigi al bicarbonato, aerosol, caramelle alla menta, quintalate di cucchiaini di miele e limone, collirio, bisbigli per recuperare la voce. 
Ha citofonato il medico fiscale e io le dicevo,  a 0,5 decibel, "Si, pronto?". Lei ricitofonava. "SIIII". Niente. Per un attimo ho temuto se ne andasse e dichiarasse che io non ero in casa.
Amici a cui ho whatsappato la mia voce mi hanno detto che spaventerei i bambini come Saw l'enigmista, o che sembro il bambino del Sesto senso quando dice "Vedo la gente morta".
La febbre mi ha portato ad avere incubi assillanti, di quelli in cui ti fissi su alcuni particolari, li leghi a qualcos'altro e non ne esci più (in uno di questi il mio mal di gola dipendeva da una tappa sbagliata del Tor des géants. Qualcuno aveva calcolato male i km e i tempi, per questo io stavo così male. Ore e ore di calcolo, di percorsi, di passi... estenuante).

E quindi niente, io sarò probabilmente reclusa in casa fino alla prossima settimana, visto che la voce continua a farsi desiderare. Ho perso giornate di sole stupende, ho perso praticamente dieci giorni di lavoro e quando inizi in un posto nuovo non è proprio un bel biglietto da visita, ho perso ore e ore a soffiarmi il naso, tossire, misurarmi la febbre e farmi l'aerosol.

Non lo so, ma che ti ho fatto? 

08 luglio 2013

"È per te che il sole brucia a luglio".

Da bambine noi donne fantastichiamo su noi stesse.
Vogliamo essere già grandi.
Progettiamo di diventare un giorno cantanti, ginnaste, gelataie, Lady Oscar, viaggiatrici nel tempo.
Ci immaginiamo sposate, mamme, alcune (una mia amica, mica io) anche nonne.
Mai ho chiuso gli occhi e mi sono chiesta "Sarò zia? E come sarà?"

Ho realizzato quasi subito di essere troppo stonata per poter fare la cantante, troppo poco motivata per diventare una brava ginnasta, troppo golosa per produrre del gelato e venderlo senza prima mangiarmelo tutto, troppo in ritardo per poter essere Lady Oscar. (Per quanto riguarda i viaggi nel tempo, invece, continuo a tenere ben custodito quel sogno nel cassetto).
Mi sono sposata, continuo a immaginarmi mamma e un giorno vorrei essere una nonna speciale come lo è stata la mia.

E poi venerdì sono diventata zia.

Sebbene io abbia avuto nove mesi di tempo per abituarmi all'idea, non l'ho fatto. Immagino sia un po' come avere tra le mani il biglietto della lotteria vincente: fino al momento in cui non lo scopri è solo potenzialmente qualcosa di meraviglioso.
Sebbene io abbia avuto nove mesi di tempo per abituarmi all'idea, venerdì un'emozione fortissima mi ha investita con una potenza incredibile. Tante vite, in pochi minuti, sono cambiate. E la piccola grande forza che ci ha arricchiti tutti è nei pugnetti stretti di Emanuele quando si stira, nel suo piedone da promessa del basket, nel suo nasino di famiglia, negli occhi - forse- azzurri di mio fratello.

Mi trovo all'improvviso, a trent'anni, a dover fronteggiare un sentimento sconosciuto. Sono abituata all'affetto che mi lega ai miei amici, all'amore per la mia famiglia e a quello per mio marito. Ma venerdì Emanuele mi ha fatto questo immenso regalo di farmi conoscere un amore nuovo, diverso e io spero davvero di poter essere negli anni a venire la zia che merita di avere. Quella simpatica, che non ti regala roba noiosa per il compleanno ma ti fa divertire, quella con cui si può scherzare e dire le parolacce (poche), quella a cui si può raccontare il sogno di diventare astronauta, archeologo, chitarrista e Batman.


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