Somewhere over the rainbow...

16 aprile 2013

Dove sei quando non ci sei?


Sono nata in primavera, ad aprile inoltrato, con i fiori già sbocciati e le giornate tiepide e lunghe, quelle da occhiali da sole, passeggiata in centro e camicetta leggera.


Sono nata in primavera ma, o forse proprio per questo, la primavera mi mette ansia.


Non lo so spiegare. Ogni anno Lei arriva con il suo sorriso ammaliante, lo sguardo sicuro, il vestito migliore, il profumo buono. Eppure non riesco a fidarmi di lei, ad affezionarmi, a volerle davvero bene.

 Primavera è una promessa che già, in partenza, lo sai, non verrà mantenuta;
è un appuntamento, di quelli che, ne hai la certezza, si trasformerà in una clamorosa buca; 
è una grande aspettativa che, sul più bello, verrà dolorosamente disattesa;
una fregatura nascosta sotto un leggero ma attraente strato di facile successo.
Primavera è la telefonata che credevi di aspettare, ma che rivela una cattiva notizia; è il gelato che ti fa venire l'acquolina in bocca e poi ti cola sul cono e sulle mani.

Primavera, per me, è un gigantesco "E quindi?".

07 aprile 2013

Ventisette.

Sabato, ieri, sono partita e sono andata ad un addio al nubilato a Torino.
Sono stata via, all'incirca, 27 ore.
Per la prima volta da quando io e Luca viviamo insieme ho dormito fuori casa. Era già successo il contrario, ma restare è diverso. Partire, andarsene è un'altra cosa.
Per quanto io sia stata bene, felice di rivedere le mie amiche e di conoscere persone nuove, di trascorrere una serata tra sole donne - cosa che mi capita molto molto raramente - per tutto il tempo mi sono sentita strana.

Come quando esci e non ti ricordi se hai chiuso la finestra del bagno.
Come quando vai a fare la spesa e cerchi di ricordarti cosa fosse quella cosa che ti era venuta in mente, ma hai dimenticato di scrivere sulla lista.
Come quando al quinto minuto di un film compare un attore che hai già visto da qualche parte e trascorri le due ore successive cercando di ricordarti chi, come, dove e quando, e perdi inesorabilmente il filo di quello che stai guardando.
Come quando da bambina giocavi a trattenere il respiro sott'acqua e dentro di te ripetevi "Sono brava, posso resistere ancora. Sì, resisto ancora un po'. Ma quanto? Esco adesso?"

Ecco, io in queste 27 ore mi sono sentita così.
Poi metto piede in casa e sì, la finestra del bagno l'avevo chiusa, alla lista mancava la ricotta, quell'attore era in Twin Peaks, esco dall'acqua e finalmente respiro. 





02 aprile 2013

Impermeabilità.

Si fa presto a dire "Quello che pensano gli altri non mi interessa, non mi condiziona, non mi riguarda!". Ci convinciamo che sia così, perché "Mica sono deficiente, io!", "Ho la mia testa per pensare, io!".
Mai come in questi giorni invece mi sono resa conto di essere ancora molto lontana dall'obiettivo che inseguo da anni: l'impermeabilità. Non sono una che si lascia condizionare sul piano pratico: se prendo una decisione difficilmente la cambio perché qualcuno mi dice che è sbagliata (e mia mamma, purtroppo per lei, lo sa bene); se scelgo un vestito o un paio di scarpe, per quanto le amiche mi dicano che sono orrendi, compro senza esitazione. Ho sempre fatto di testa mia: ho ottenuto risultati ottimi e facciate dolorosissime. Ho ascoltato i consigli e le critiche, sempre, ho fatto le mie valutazioni e poi ho preso decisioni che ritenevo, in quel momento, più giuste.
L'impermeabilità di cui parlo invece la vorrei sul mio umore, più che sulle mie azioni.
Sto diventando seriamente intollerante alle persone invidiose, false, meschine, bugiarde, opportuniste, buoniste;
quelle che si lamentano senza mai muovere un dito e aspettano che le cose cadano dal cielo;
quelle a cui tutto è dovuto e non hanno capito che la vita non ha debiti con nessuno, che può prenderti ogni cosa e decidere di non darti indietro niente;
quelle che "mal comune mezzo gaudio" e se sono tristi loro devi esserlo anche tu;
quelle che a tutti i costi, anche se le tue cose non li sfiorano minimamente, sperano sotto sotto che a te vada nel verso sbagliato;
quelle che non sanno cosa vuol dire mettersi nei panni degli altri;
quelle che pensano che trascorri la tua vita a fare confronti con la loro e non hanno capito che neanche per tutto l'oro del mondo faresti a cambio.

Ok, non ho scoperto niente di nuovo. Il mondo è pieno di gente così e non piace a nessuno.
Il fatto è che di fronte a tutto questo io mi lascio trascinare da un vortice di negatività che lévati. I miei problemi, piccoli e grandi che siano, si trasformano in giganti inaffrontabili; la luce, seppur fioca e in fondo al tunnel, si spegne irreversibilmente. Insomma, divento una stronza isterica e intrattabile: scenate di nervosismo, scenate di panico, scenate di pianto, tragedie. Mi ci vogliono ore per rimettere a posto i pezzi, ci vuole altro che l'Attack. Ogni volta, ogni santa volta, devo ricostruire da capo quella barriera di sano pessimismo che mi protegge da sempre e che, nonostante tutto, mi fa vivere serena. Parliamoci chiaro, non sarò mai un'inguaribile ottimista, di quelle "Domani è un altro giorno", "Domani si vedrà". Non esiste. Però non posso neanche lasciarmi trascinare nell'oblio del disfattismo da qualche battuta cretina, da qualche commento acido di gente frustrata e repressa.
Ci sto lavorando, ma mi rendo conto di quanto sia difficile. E non so perché.
In questi giorni di vacanza io e Luca abbiamo vissuto quasi in totale isolamento: casa, a pranzo dai suoceri, un salto dal nonno. E per quanto i nostri problemi siano sempre lì, riesco a conviverci con più serenità e meno angoscia. Gran parte del lavoro lo fa lui, Luca, che con la sua calma e pazienza dovrebbe fare non il diplomatico ma il negoziatore; gran parte però la fa anche il fatto di non avere intorno nessuno. 
Lo so, non si può vivere isolati dal resto del mondo, il confronto spesso può far nascere riflessioni positive. Io vorrei solo capire come attivare un filtro per selezionare all'entrata le cose che mi fanno bene e quelle che mi fanno male. Vorrei che la negatività che gli altri mi riversano addosso tanto per passare il tempo, gli rimbalzasse di riflesso contro.
Esiste qualche trucco che non conosco?

Quelle come me


Quelle come me regalano sogni,
anche a costo di rimanerne prive…
Quelle come me donano l’Anima,
perché un’anima da sola è come
una goccia d’acqua nel deserto…
Quelle come me tendono la mano
ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischi
di cadere a loro volta…
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro…
Quelle come me cercano un senso all’esistere e,
quando lo trovano, tentano d’insegnarlo
a chi sta solo sopravvivendo…
Quelle come me quando amano, amano per sempre…
e quando smettono d’amare è solo perché

piccoli frammenti di essere giacciono
inermi nelle mani della vita…
Quelle come me inseguono un sogno…
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero…
Quelle come me girano il mondo
alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime…
Quelle come me sono quelle cui tu riesci
sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare,
senza chiederti nulla…
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che, in cambio,

non riceveranno altro che briciole…
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza…
Quelle come me passano innosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero…
Quelle come me sono quelle che,
nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

A. Merini

23 marzo 2013

Dissipatio H.G.

Avrei così tanti, ma così tanti, sassolini nella scarpa da togliermi che alla fine potrei costruirmici un enorme castello e organizzare feste spettacolari
Alle quali non verrebbe nessuno perché a quel punto mi sarei [finalmente] creata il vuoto intorno.

Siccome però sto imparando ad essere un po' più diplomatica, sto zitta. Che mi sono convinta che arrabbiarsi e prendersela faccia solo male alla salute e poi ti ritorna pure indietro, per cui me ne sto buona buonina a giocare nel mio cortile.

Ciao.



24 febbraio 2013

Life is only as good as the memories we make.

Anni fa annotai su un'agenda queste righe, lette non ricordo dove, credo una rivista.
Mi spiace rubarle a qualcuno senza neanche citarlo, ma spesso mi tornano in mente e non avrei saputo spiegare meglio di così.

"Allora ho detto basta, il problema del padre me lo risolvo da sola.
Accetto quest'assenza, smetto di subirla.
Ma, se a lui non ho più chiesto niente, 
è ancora difficile non domandare a tutti gli altri uomini di risarcirmi,
di essere loro amanti, mariti, fratelli, padri,
a non affidare loro la mia vita, e a prendermi la mia parte,
a non avvertire, in ogni piccola intermittenza d'amore,
il presagio di un imminente abbandono".
 
 Io lo so che starmi vicino non è semplice, non lo è stato mai.


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